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GLOBALIZZAZIONE

La globalizzazione dei nostri tempi tende a creare in ognuno di noi necessità di bisogni superflui sovraccaricandoli di strutture inesistenti, che paradossalmente, ci schiacciano con la loro inevitabile imponderabilità.

"Non ho la coppa per bere: ho le mani" diceva Diogene, dichiarando così la sua assoluta autonomia in quanto uomo, in quanto essere naturale, creato per coesistere con tutto quanto era stato pensato per lui.

All'inizio di un millennio è necessario fare il punto della situazione; non si può pensare di portarsi dietro tutto il precedente passato né di poter dimenticare tutto ciò che è stato. Di fatto, anche volendo, ci sarebbe impossibile: infatti una delle cose più difficili per l'uomo è l'impossibilità dell'oblio per cui è necessario fare un salto di qualità e passare da una memoria storica ad una memoria genetica. Se siamo quel che siamo è perché prima di noi sono accadute altre cose, la catena dell'umanità non si spezza mai; ben legati l'uno all'altro siamo anelli di una catena interminabile.

Se a causa di eventi naturali, ad esempio cade un campanile del '400, certamente con esso non scomparirà il '400. Se dovesse incendiarsi malauguratamente il Louvre e con esso la Gioconda, certamente non scomparirebbe il '500. Certo, verrebbero a mancare i frammenti, qualche tassello di materia, ma tutto è deperibile in quanto materia, ciò che invece non muore mai è l'essenza delle cose che comunque rimane in ognuno di noi, perché anche nel nostro caso, muore l'uomo ma non muore l'umanità.

Quindi, tutto è riconducibilealla genetica e, in particolare, a quella infinitesima parte detta DNA che raccoglie in sé tutta l'essenza della genesi e poiché ognuno di noi è una genesi, l'essenza dell'uomo stesso.

L'arte si pone rispetto a questo grande problema come elemento metafisico facendo da trait d'union tra il possibile e l'impossibile nella misura in cui la nostra esigenza di conoscenza siventa sempre più pressante.

IPOTESI GENETICA

All'alba di un'epoca di Babele come la nostra ancora una volta l'umanità si appresta ad affrontare la vita e a viverla. Come sempre, sperimentando la vita stessa e le sue possibilità memore dell'esperienza vissuta.

L'enigma dell'inizio e della fine logora le nostre coscienze.

Nulla è certo, tutto è vorticosamente sfuggevole e passa apparentemente senza lasciare traccia, ma l'uomo che custodisce in sé il seme dell'unico mistero non svelato, ossia l'eterna diatriba tra materia ed essenza, tra corpo e spirito, può valicare il limite tra finito ed infinito e porsi come costante al centro dell'universo immortale.

Caino ed Abele, simboli del male e del bene, continuano a rincorrersi, a volersi, ad amarsi e ad odiarsi in una lotta spietata.

Alla fine della lotta senza vincitore né vinto l'uno ingloba l'altro in una sintesi perfetta. Superato il confine iniziale delle loro diverse polarità, il più e il meno si annullano per dare vita al nulla genetico, magma alchemico e misterioso per una nuova ed eterna genesi.

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