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Senza alcuna sensibilità nel differenziare le figure; si scambiano le teste alle statue (statuarum capita permutantur), e su quest'uso circolano già da tempo facezie, anche in componimenti poetici.

A tal punto tutti preferiscono che si noti il materiale prezioso piuttosto che si riconosca la propria immagine. E intanto tappezzano le loro pinacoteche di vecchie tavole e celebrano i ritratti altrui (alienasque effigie colunt), riponendo l'onore solo nel prezzo, inducendo così l'erede a ridurre in pezzi l'opera, per sottrarla alle insidie di un ladro.

Così, dato che nessuno sopravvive nella propria immagine (nullius effigie vivente), quelli che costoro lasciano sono ritratti del loro denaro (imagines pecuniae), non già delle loro sembianze.

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXV

......e continuo a cercare, finalmente la "tridimensionalità".

Volti sculture che vanno o vengono sempre sull'uscio sempre pronti o non ad attraversare la soglia, il limen della propria umanità.

Volti "sopravvivenze" tutti uguali e pur diveris che mi guardano come nessuno ha fatto e saprebbe fare mai.

Psss....Psss...:William, Edward, Oliver, Paul............

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