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DNA

“SOTTOVUOTO”

Non mi ricordo più..........

Visitando musei, a contatto con reperti archeologici quali anfore e suppellettili varie provo un senso di smarrimento perché quelli che dovrebbero essere link sono invece diventati per me cose abusate e spesso contraffatte.

Cose ormai passate lontane tanto lontane da non raccontarmi più la loro e quindi la mia storia.

Allora come esaudire il mio desiderio di conoscenza senza confondere il vero con il falso?

L’essenza delle cose non sta nelle cose stesse, nel feticcio comune ma nell’inconscio collettivo comunque difficile da decifrare. Così ancora una volta riprovo a ripercorrere a ritroso i meccanismi più nascosti della memoria seguendo la scia dei miei geni nella speranza di ritrovare qui frammenti di passato per dare senso al presente.

Così ho realizzato una serie di sculture in terracotta policroma anticata che, per l’aspetto formale nonché logistico riconduce a stereotipi del passato. Utensili di uso quotidiano, orci, brocche, calici, statuine di santi e madonne che hanno perso l’uso normale al quale essi erano destinati infatti dai miei calici non si potrà mai bere perché come è giusto che sia essi hanno perso la loro funzionalità sostituiti nel tempo dai loro simili rispondenti ad esigenze diverse pur alludendo a quelle forme che li rendono assolutamente riconoscibili. Le statuine dei santi o le madonne richiamano alla mente riti magici orazioni e preghiere non più ascoltate. Lungi da qualsiasi idea di mistificazione il mio lavoro è assolutamente autentico al punto che ho sentito l’esigenza di mettere le mie opere sottovuoto così come si fa con le cose (generalmente alimentari) che vogliamo custodire per mantenerle fresche e liberarle poi quando ci serviranno per trovarle così intatte nella loro fragranza e nella loro essenza.

Quindi parliamo di un sottovuoto della memoria collettiva che troppo spesso rischia di essere fraintesa schiacciati come siamo dal brusio delle nostre società troppo frenetiche che non ci consentono più di ascoltarci per ritrovarci e riconoscerci nel nostro presente quali membri di un passato che ci appartiene intimamente.

WORKS